Il tragitto da Roma a Calcutta è lungo e faticoso. Prima un volo fino a Parigi, dopo quattro ore di attesa il secondo volo fino a Delhi, altre nove ore di attesa e finalmente il volo per Calcutta, dove mi sono trovato ad aspettare altre tre ore (ho scoperto solo nei giorni seguenti che gli indiani sono addirittura peggio dei romani in quanto a puntualità) la macchina che mi ha portato nella 'indoor clinic', l'ambulatorio principale dove attualmente ho anche l'allogio.
In quelle nove ore di attesa nell'aeroporto di Delhi, in particolare nell'area degli imbarchi, quella zona franca, terra di tutti e di nessuno, ho ingannato il tempo cercando di "avvistare" le personalità, gli abbigliamenti e gli atteggiamenti più particolari e divertenti che, seppur presenti in qualsiasi realtà ci si trovi, in questo caso erano decisamente sovrabbondanti. Un miscuglio indistinto di popolazioni, religioni, tradizioni, colori della pelle di ogni varietà, odori (a volte gradevoli, altre volte molto meno) complici di viaggi da ogni terra d'oriente e d'occidente.
Ero improvvisamente piombato dalla confortevole e abitudinaria quotidianità della mia vita all'incessante rigurgito di vite e caotiche abitudini di una terra ignota e insondabile anche dalla più acuta e accurata descrizione.
NdR: c'erano altre foto, ma quasta alquanto blanda connessione indiana sembra non volermi aiutare in nessun modo. Dopo l'ennessimo tentativo fallito mi sono arreso: dovrete fidarvi sulla parola che si aggiravano numerose figure... particolari.
Ero improvvisamente piombato dalla confortevole e abitudinaria quotidianità della mia vita all'incessante rigurgito di vite e caotiche abitudini di una terra ignota e insondabile anche dalla più acuta e accurata descrizione.
NdR: c'erano altre foto, ma quasta alquanto blanda connessione indiana sembra non volermi aiutare in nessun modo. Dopo l'ennessimo tentativo fallito mi sono arreso: dovrete fidarvi sulla parola che si aggiravano numerose figure... particolari.
Nessun commento:
Posta un commento